Descrizione
Acque, boschi, miniere – Storie di uomini, riscatti e vendette di Giovanni Ponzetti
10,00 euro | formato 15×21 | 136 pagine | ISBN 9791282413053
In queste pagine, Giovanni Ponzetti ci conduce nel cuore di un territorio che sembra aver fatto dell’oblio una forma di protezione: il Canavese, con le sue colline amene, i suoi canali secolari e le sue miniere dimenticate.
“Acque, boschi, miniere” non è una semplice raccolta di racconti noir, ma un’indagine profonda su storie di uomini, di riscatti e di vendette.
Questo viaggio letterario si snoda attraverso tre pilastri narrativi che sono, al contempo, simboli geografici e morali. Si parte da Orio Canavese, dove la memoria storica della “Fabbrica” del marchese Compans de Brichanteau emerge dai ruderi e dalla memoria. Qui, tra le acque della Rùsa (il Canale di Caluso) e il maglio che batteva il ferro nel Settecento, l’autore ricostruisce un’epoca di trasformazioni brutali, dove l’ambizione industriale si intrecciava a delitti passionali e a una giustizia privata consumata tra prati e fossati.
Ma lo sguardo dell’autore non si ferma ai confini canavesani. Con un balzo verso la Francia, in particolare a Clermont Ferrand e ai piedi del massiccio della Grande Chartreuse, Ponzetti tesse una trama noir raffinata e cupa. Tra i maestosi bagolari che fanno da sentinelle a una villa signorile, scopriamo il dramma dei Dodane: un mistero familiare nato da una strage efferata che solo la determinazione di un bambino, divenuto uomo e biologo, saprà sciogliere attraverso una vendetta pianificata per decenni.
Infine, “Acque, boschi, miniere” ci riporta nelle viscere della terra piemontese con “Il ricamo dell’antimonio”. In questo noir minerario, la ricerca delle “Terre Rare” e dell’antimonio nelle antiche cave di Ceresa di Ribordone diventa lo scenario per un regolamento di conti che affonda le radici nelle fatiche disumane dei minatori di un secolo fa. Attraverso le figure di Piero e Lisa, e le indagini silenziose del colonnello Saba e del maresciallo Genta, l’autore ci ricorda che il passato non è mai veramente sepolto, ma attende solo il momento giusto per riaffiorare, proprio come il minerale estratto dalla roccia.
“Acque, boschi, miniere” è una lettura che richiede attenzione ai dettagli: un cerchio di felci, il fruscio di una falce, un messaggio cifrato su un ricamo o la rotazione di una davanoira sono tutti tasselli di un mosaico dove la natura – viva, pulsante e a tratti vendicatrice – reclama il suo ruolo di protagonista. Ponzetti ha il merito raro di saper trasformare la polvere dei documenti d’archivio in una narrazione tesa e inaspettata, regalandoci un’opera che è al contempo un omaggio alle proprie radici e un’analisi spietata, fredda e lucida dell’animo umano.







