Descrizione
IL KILLER DELLE RANE di Luisa Martucci
“Il killer delle rane” è il secondo libro giallo che vede protagonista il commissario Peyrani. Il primo giallo è “Bontempo e i suoi figli“, mentre l’ultimo è “Il gioco della pazienza“.
Buckfast Edizioni
15,00 euro | Formato 15×21 | pag. 208
ISBN 9788899551643
Luisa Martucci è nata ed è sempre vissuta a Torino, dove sono ambientati quasi tutti i suoi romanzi gialli. Ha scritto diversi libri e vinto numerosi premi.
«La zona collinare che sovrasta uno dei tratti di costa più belli della Liguria, da Finale Ligure a Spotorno, vanta sentieri panoramici, pittoreschi borghi antichi, caverne preistoriche, antichi ponti e strade romane e rustiche trattorie a prezzi ragionevoli. È una zona ideale per passeggiare a piedi durante le mezze stagioni, quando gli alberi si coprono di fiori o di foglie dai colori vivaci e si gode di un clima temperato.
Nel silenzio della sera, su quelle colline si può sentire il gracidare delle rane, numerose nell’acqua stagnante – vasche, abbeveratoi, stagni, pozze di rigagnolo, cave abbandonate – mescolato al frinire dei grilli.
Sul sentiero per Voze, una frazione di Noli, c’è un casale adibito a cascina. Un tempo era una grande casa signorile, poi decaduta, dove una grande vasca, già fontana popolata da pesci rossi e adorna di ninfee, è adesso un contenitore di acqua stagnante, nido di girini e ranocchie, dove ancora galleggiano sui bordi putrescenti foglie e corolle macilente. Vista dall’alto conserva dignità e bellezza, grazie alla struttura e al diadema di rododendri bianchi e rosa che la circondano alla base come damigelle una principessa.
Una mattina di metà giugno la padrona di casa uscì in cortile per controllare se le galline avessero deposto uova durante la notte e si avviò verso il pollaio, costruito vicino all’antica fontana delle ninfee. La contadina soffriva di cataratta, perciò non capì subito che cosa fosse il fagotto abbandonato a terra adagiato contro il vascone: sembrava un sacco floscio color marrone, cosparso di oggetti verdastri simili a mele acerbe.
Dapprima pensò che il cane, un vecchio meticcio di grossa taglia, stremato e digiuno già da qualche giorno, forse morto lì durante la notte: era tale, infatti l’aspetto di quel misterioso fagotto, da far pensare alla morte. Quando fu più vicina, si accorse che l’oggetto non era affatto un sacco, né un cane morto, ma un ragazzo, steso a terra con le braccia tese, il torace squartato e coperto di sangue e interiora. Marroni erano le viscere, sporche di terra, e le sfere verdastre, che da lontano parevano mele acerbe, erano cadaveri di rane, scannate anch’esse.
Tutt’intorno, il sangue si era mescolato con la terra e l’acqua colata dalla vasca formando un lago di fango rossastro e maleodorante».