Descrizione
Titonidi – Sconfinamenti sulla morte – Franco Luigi Carena con le illustrazioni di Moise e Danilo Paparelli
Questo settimo viaggio ci porta all’ultima stazione, un viaggio che prima o poi faremo tutti, e che dovrebbe stimolare riflessioni sul senso della nostra esistenza personale e globale, della nostra presenza inutile e dannosa e infine della Morte inesorabile e conclusiva. Insomma il nostro definitivo sconfinamento.
Compongono la collana: RISONANZE, BARLUMI, NOMADI, SCIABORDIO, LUNAZIONI, NEBBIE, TITONIDI.
«Da sempre ho amato i Titonidi, che noi chiamiamo comunemente Barbagianni, cioè guance barbute. Sono una famiglia di uccelli rapaci notturni dell’ordine Strigiformes, diffusi in tutto il mondo, tranne negli ambienti più freddi, con circa 20 specie.
Le piume bordate di microfrange filtrano il vento causato dallo sbattere delle ali, per questo è noto per essere l’uccello con il volo più silenzioso fra tutti gli uccelli conosciuti, infatti per la particolare alimentazione fatta di piccoli roditori, tale capacità è fondamentale per poter sorprendere le prede e sopravvivere.
Dalle nostre parti non se ne vedono più a causa della perdita dell’habitat e dell’avvelenamento intensivo e sistematico degli animali di cui si ciba. In Inghilterra lo chiamano Barn Owl cioè Gufo del granaio per la sua caratteristica di sostare nei granai a caccia di topi. Ama appollaiarsi su campanili, fienili e cascine, ma disdice i boschi.
Sono quasi totalmente bianchi o molto chiari e con occhi frontali e neri, sembrano fantasmi in volo o teschi che girano la notte per campagne e cimiteri, mentre il loro canto è un sibilo gutturale simile a quello del serpente.
Nel folklore è considerato l’uccello del re del popolo fatato. In gaelico, il barbagianni viene ritenuto un’entità femminile ed è chiamato Cailleach-Oidhche Gheal, cioè la bianca signora della notte, e in piemontese dama o dama bianca, cioè signora bianca.
Utilissimo per l’uomo, purtroppo, il barbagianni gode, fin da tempi antichi, di una fama negativa e viene considerato portatore di sventure, incarnazione di streghe e maghi o un vero e proprio fantasma.
Per questo sono sempre stati associati alla morte, poetica e lugubre, leggera e paurosa, patetica e fredda, spietata e misteriosa, e quindi ben introducono e accompagnano il testo di questo progetto».











