Titonidi – Sconfinamenti sulla Morte – Franco Luigi Carena

18.00

Questo settimo viaggio ci porta all’ultima stazione, un viaggio che prima o poi faremo tutti, e che dovrebbe stimolare riflessioni sul senso della nostra esistenza personale e globale, della nostra presenza inutile e dannosa e infine della Morte inesorabile e conclusiva. Insomma il nostro definitivo sconfinamento.

Compongono la collana: RISONANZE, BARLUMI, NOMADI, SCIABORDIO, LUNAZIONI, NEBBIE, TITONIDI.

Niente o troppo poco sappiamo sulla morte e nessuno ne vuole parlare, né vuole darle un senso o uno sguardo. Jim Morrison (1943–1971) diceva: «Non aver paura della morte… Fa meno male della vita!». Questo libro contiene immagini di luoghi silenti, alcune sagaci opere di Moise e Danilo Paparelli e alcune riflessioni di Franco Luigi Carena.

Giusto o sbagliato che sia il senso, che si vada o meno nella giusta direzione, se non altro la destinazione è garantita. La partenza può essere incerta, il tragitto quello che è, ma l’arrivo è sicuro, il finale è scontato. Per tutti.

Dalla prefazione di Franco Luigi Carena: «Questo libro (che segue la linea dei precedenti), vuole essere un percorso per tentare di capire il mistero della nostra vita. Scrivere mi obbliga necessariamente a leggere, per documentarmi, informarmi e raccontare. Siccome tentiamo di non pensare alla morte che ci sta dietro le spalle tutti i giorni per tutti i giorni dell’anno, mi sono deciso di affrontarne il discorso, attraverso la storia, tra filosofia e religione, sperando di non fare il ‘profeta’ (inventandomi soluzioni e sentenze), né tanto meno il ‘predicatore’ (esprimendo il mio parere che non interessa a nessuno), ma il ‘poeta’, cioè scrivere sulle ali della bellezza per alleggerire la malinconia della vita.
La società, che abbiamo costruito sulla crescita, sul consumo, sul profitto e lo sfruttamento, rifiuta la morte e vuole illuderci con il miraggio dell’eterna giovinezza! Ma la Morte è inevitabile, qualsiasi tentativo di ignorarla o sfuggirla è inutile e stupido».

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Descrizione

Titonidi – Sconfinamenti sulla morte – Franco Luigi Carena con le illustrazioni di Moise e Danilo Paparelli

Questo settimo viaggio ci porta all’ultima stazione, un viaggio che prima o poi faremo tutti, e che dovrebbe stimolare riflessioni sul senso della nostra esistenza personale e globale, della nostra presenza inutile e dannosa e infine della Morte inesorabile e conclusiva. Insomma il nostro definitivo sconfinamento.

Compongono la collana: RISONANZE, BARLUMI, NOMADI, SCIABORDIO, LUNAZIONI, NEBBIE, TITONIDI.

«Da sempre ho amato i Titonidi, che noi chiamiamo comunemente Barbagianni, cioè guance barbute. Sono una famiglia di uccelli rapaci notturni dell’ordine Strigiformes, diffusi in tutto il mondo, tranne negli ambienti più freddi, con circa 20 specie.
Le piume bordate di microfrange filtrano il vento causato dallo sbattere delle ali, per questo è noto per essere l’uccello con il volo più silenzioso fra tutti gli uccelli conosciuti, infatti per la particolare alimentazione fatta di piccoli roditori, tale capacità è fondamentale per poter sorprendere le prede e sopravvivere.

Dalle nostre parti non se ne vedono più a causa della perdita dell’habitat e dell’avvelenamento intensivo e sistematico degli animali di cui si ciba. In Inghilterra lo chiamano Barn Owl cioè Gufo del granaio per la sua caratteristica di sostare nei granai a caccia di topi. Ama appollaiarsi su campanili, fienili e cascine, ma disdice i boschi.
Sono quasi totalmente bianchi o molto chiari e con occhi frontali e neri, sembrano fantasmi in volo o teschi che girano la notte per campagne e cimiteri, mentre il loro canto è un sibilo gutturale simile a quello del serpente.
Nel folklore è considerato l’uccello del re del popolo fatato. In gaelico, il barbagianni viene ritenuto un’entità femminile ed è chiamato Cailleach-Oidhche Gheal, cioè la bianca signora della notte, e in piemontese dama o dama bianca, cioè signora bianca.

Utilissimo per l’uomo, purtroppo, il barbagianni gode, fin da tempi antichi, di una fama negativa e viene considerato portatore di sventure, incarnazione di streghe e maghi o un vero e proprio fantasma.

Per questo sono sempre stati associati alla morte, poetica e lugubre, leggera e paurosa, patetica e fredda, spietata e misteriosa, e quindi ben introducono e accompagnano il testo di questo progetto».

Franco Luigi Carena – Classe 1956
Scrittore e artista italiano, da anni si occupa di pubblicazioni riguardanti temi etici, contro l’insipienza e a favore degli animali e delle piante. Al suo attivo oltre 40 pubblicazioni, tra le quale 12 libri illustrati. Inoltre 6 volumi sui giardini del mondo per la collana GARDENS – Buckfast Ed. www.carenalibri.it

Moise (Paolo Moisello) – Classe 1963
Professore di disegno umoristico presso la Scuola del Fumetto di Asti, da anni si occupa di fumetto umoristico, narrativa fantastica, enigmistica. Collabora con la NET, Nuova Enigmistica Tascabile (Corrado Tedeschi Editore) e con le riviste Leonardo e Penombra.

Danilo Paparelli – Classe 1956
Presidente dell’Associazione culturale Uomini di Mondo, esordisce nell’umorismo nel 1979, pubblicando la sua prima vignetta su La Gazzetta del popolo. Da anni si occupa di satira su molte testate giornalistiche. Autore di alcuni libri umoristici e tecnico-scientifici. www.danilopaparelli.it

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